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La pittura di Menicucci – la chiave alla voce del poeta

Daniele Menicucci – la personificazione dell’epoca artistica del nuovo millennio. Il nativo di Pisa e laureato dell’università Sorbona, lui duranti alcuni anni ha insegnato alle università della Francia, Italia e USA. Il critico popolare, professore, pittore, consulente delle gallerie e case-aste famose ed esperto dell’Arte anche oggi rimane un professionista insuperabile nel mondo dei valori artistici. Menicucci stabilmente occupa la posizione leader tra i compagni di idée. La direzione del lavoro del pittore non si può chiamare né espressionismo né futurismo né cubismo: nelle sue opere ci sono le ripercussioni del primitivismo ed astrattismo.

Menicucci conosce non solo la storia della cultura dell’avanguardia mondiale, ma anche si intende benissimo dei fenomeni della cultura russa. Le sue ricerche nel campo dell’avanguardia russa sono indirizzate non solo verso la problematica artistica. Considera l’epoca dell’avanguardia a priori come analisi filosofica sistematica. A questo riguardo secondo il professore i lavori più significativi sono quelli che esaminano il problema dell’identificazione teorica e culturale-storica dell’avanguardia nelle culture europea e russa. Rivolgendosi al periodo della nascita e fioritura delle nuove tendenze del XX secolo (futurismo, costruttivismo, astrattismo), sottolinea il valore spirituale e l’importanza delle forme generale della cultura.

L’oggetto della ricerca per Menicucci è il patrimonio teorico dei futuristi russi, l’esperienza filosofica e artistica dei suoi migliori rappresentati, le costruzioni artistiche-teoriche dei pittori che hanno lasciato una traccia luminosa nella storia dell’arte mondiale: Malevich, Kandinski, Tatlin, Filonov, Larionov, Gonciarov, Matiushin, Rodcenco, Lisitski, Ekster, Lentulov. Insieme agli idoli artistici una percezione del mondo lirica-estetica particolare di Menicucci è stata formulata da alcuni grandi scrittori russi. Daniele conosce la letteratura russa, tiene in onore le opere di F.M. Dostojevski e L.N. Tolstoi, conosce la poesia dei secoli “d’oro” e “argenteo”. E la cosa importante – lui se stesso scrive versi eccellenti.

Il mondo pittoresco di Daniele rappresenta il “ritrattismo”. Si interessa del fenomeno della persona, specialmenete del suo contemporaneo. La composizione dell’anima della persona, cambio degli umori, i destini. In alcuni lavori si può osservare senso dell'umore interminabile. In questo riguardo l’ironia è il rovescio della drammaticità e anche tragicità dei protagonisti del pittore, non escludendo le nature morte e allegorie pittoresche che si trasformano nelle tragicommedie piccole ma molto memorabili. Bisogna raccontare anche dell’unicità della sua organizzazione spirituale che favorisce alla produzione della saggezza in combinazione con l’infantilismo, subitezza e purezza della percezione del mondo.

Le sue immagini non sono aliene dalla “plastica africana”. Proprio l’espressionismo nelle opere di Menicucci si manifesta nella sensualità espressiva dei suoi disegni, nella loro emotività eccessiva. Il pittore, invisibilmente presente in ogni ritratto, abilmente esprime l’immagine dei modelli, commisurandoli con la sua anima poetica, la sua compassione per la gente e percezione sensitiva di qualcosa di nuovo. Menicucci ha indipendentemente svillupato la sua maniera artistica inimitabile, i suoi moti pittoreschi individuali, non avendo paura di essere non capito. Il tratto tipico della soluzione composizionale è il “troncamento” (abolizione) dei piedi delle sue coetanee. Questa manovra parzialmente spiega l’apprensione subcosciente dell’autore, perché l’immagine creato non “lasci” il pittore, avendo sceso “dall’imbasamento” preparato dal Maestro.

In seria dei ritratti delle donne Menicucci ha elaborato il suo canone artistico – l’ha completamente sviluppato nel genere “nudo”. I nudi fanno grande parte della sua collezione artistica. C’è la purezza, grazia e attrattività commovente. A volte sono pieni della sensualità. I colori squillanti, vivaci, densi – in quanto tali già portano un tipo dell’eroticità.

Bisogna dire che Menicucci, al contrario dei suoi predecessori, è lontano dalla “lussuria di Renoir”. Il pittore è attirato non dalla superficie della costruzione corporale, ma dalla sua armonia interna. La modella nuda per lui non è un’immagine astratta e raffinata, ma quella reale. La tecnica e gamma calorosa di colori nei disegni “animano” le sue tele. È la dialettica del lavoro del pittore con le nude.

Nel frattempo Menicucci non considera se stesso un pittore, anche se nella sua bottega abitano decine delle tele. Daniele ritrae solo i suoi amici più stretti. I soui ritratti sono concreti, il pittore precisamente fissa i tratti di carattere delle persone raffigurate, a volte anche accentuandoli. Lui spesso, come se ridendo, sottolinea l’assomiglianza con il ritratto, facendo una grande firma con il nome del modello direttamente su tela. Le figure quasi sempre vengono raffigurate in formato verticale della tela o cartone. Sembrano aspirare insu, visto che il loro elemento o più esatto la loro condizione non è un’azione lenta, ma piuttosto l’espressione di se stesse nello spazio e flusso del tempo. Con la sua arte Menicucci conferma i sentimenti affettivi verso l’ispirazione di un momento istantaneo, il che può essere motivazione del lavoro intorno a tale o tal altra immagine.

Le donne di Menicucci è un tema particolare, un intero campo dello studio dell’arte, un certo mistero che non può essere risolvato fino a fine da nessuno. Discretamente ma sorprendentemente esatto il pittore esprime la condizione spirituale delle modelle, di regola, piene della dignità nobile e bellezza spirituale. Solo le puttane sono un’eccezione. Il senso dell’estetica – trovare e toccare il mistero “dell’eternamente-femminile” che il Maestro per intuito introduce nelle sue opere. Sono tutte dotate dell’individualità, è raggiunto tramite i mezzi artistici estremamente avari ma precisi: lieve inclinazione in avanti della testa, cambiamento della posizione delle mani, linee del naso, delineamento della bocca, sensuale, ironico o cupo. E gli occhi a mandorla. Ce ne la profondità dell’anima, qualche misura dell’indifferenza, l’accensione della disperazione, l’orgoglio raggranellato. Negli occhi quasi sempre c’è un’attesa dell’amore, l’angoscia e stanchezza.

Menicucci non è solo un ritrattista bravo, è un psicologo e analitico, un profeta – in tutta la serie dei suoi ritratti racconta letteralmenete il destino delle persone che raffigura. Ogni immagine è un ritratto-ricerca.

“Il ritratto di Faina Rasuliova” è dedicato “all’anima misteriosa” della donna e alla trasformazione “gotica” dei limiti temporali della storia. Nella tela si vedono in modo marcato le sensazioni romantiche. Il colorito dello sfondo viene completato dallo sviluppo degli eventi, facilitando l’immersione nell’atmosfera della misteriozità dell’incertezza e tranquillità. Lo spazio della tela pittoresca visualizza il campo di potenza, dove “il reale” e “irreale” sono reciprocamente legati e sottoposti alle mutazioni. La tridimensionalità illusoria esiste sull’orlo della filosofia e letteratura. L’immagine della donna qui è consona alla musica meditativa che permette allo spettatore di pensare e indovinare ciò che ha sottinteso il pittore. Dietro il portamento regale e il collo graziosamente inclinato sono nascosti i chiavi segreti di tutti gli inizi. La gamma argentea-lilla della composizione attire l’interesse non solo verso le forme naturali della donna, ma specialmente verso le forze della formazione che nutriscono la nostra immaginazione.

L’immagine della donna raffigurata nel ritratto “Mantida” è un contrasto completo. L’acutezza delle emozioni toccano nel vivo. L’immagine è dotata della dignità solitaria dell’abbandono. L’incantesimo negativo per quanto riguarda la sua forza non è da meno a quello positivo. Lo sguardo della donna è attento e impertinente. L’effetto causato da questo lavoro non si può spiegare solo dalla forma visibile. Sembra che nell’immagine niente ci ricordi il nostro proprio mondo, nessuna creatura nell’ambiente quotidiano viene raffigurata con la tale sfida. Così, può darsi, l’autore ha espresso la sua visione della donna, pensando degli inizi spirituali della vita: il carne, con le pupille ossesse, troneggia, scavalcando il mondo sensuale con la passione violenta. La donna disperata e pronta a ogni cosa è ancora viva. Lei vive al limite dell’esistenza della vita inquieta e assurda. L’immagine causa l’inquietudine, e questo è il primo passo verso l’arte. Nella sua alienazione misteriosa l’anima della modella è glorificata e degnata dell’importanza dal pittore.

Nello stesso modo è fatta un’altra immagine della donna – il ritratto “La bella puttana al bistrò”. Con tutta la disinvoltura visibile nell’atmosfera si sente un crollo che ha trovato la sua espressione simbolica nella sigaretta che si fuma, tra il suo fumo si legge una faccia distaccata. Il bicchiere di vino non finito, il portacenere con il logo «CHEZ LA BELLE» e la borsetta della puttana che è sul tavolo – tutto fa eco a questa sensazione. La bocca un po’ aperta con una sigaretta immobile – un segno del distacco e ritiro nei ricordi delle perdite. Un filetto del fumo è tra la coscienza e subcoscienza, dietro la quale si è aperto un abisso che determina la condizione della donna. La combinazione dello sfondo grigio-azzurro con il vestito terracotto-rosso della figura crea una tensione psicologica. L’immagine sembra essere illuminata dalla luce crudele-calda dalla fonte invisibile del passato. Tramite le cose solite il pittore rende la condizione dell’essere, dove abita la sua contemporanea, più alta e importante.

Nel ritratto “Michele Fedi” il pittore è riuscito a spostare il “vuoto terribile” nella “bellezza non disturbata”. Se i suoi quadri precedenti sono estremamente inquieti, in quest’opera l’immagine porta l’acquietamento e comprensione dell’essenza del dilemma esistenziale dell’essere. In tutto l’aspetto si sente la solitudine infinita e insensatezza della parte illusoria delle cose visibili da pochi. Lo dicono le occhiaie vuote che hanno perso il pensiero del ritorno in quel luogo, dove ogni volta si è scintillato lo sguardo. L’essenza dell’immagine è completata dal nimbo poetico in forma della semisfera della penna che cade in giù a destra da parte della faccia. L’accessorio piccante della pettinatura, come “l’anima segreta delle cose”, ad un tratto diventa una sensazione acutizzata simile alla nostalgia del XIX secolo. Un dettaglio caratteristico veramente romantico ha permesso all’autore di dotare l’immagine del “codice segreto” della benevolenza, malgrado un certo ritiro dell’immagine dalla realtà. Si può supporre che il pittore ci scopre una bellezza celeste che di nascosto è presente dappertutto. Lui intenzionalmente distrugge gli “specchi della vita” per guardare in faccia l’essere.

Il ritratto “Nina che porta la luce” è fatto in toni chiari monocroni. Il flusso dei raggi luminosi è presentato in gamma tiepida e calda. Le pennellate fatte verticalmente possono essere poste nel novero della musica delle Sfere che visita il pittore durante la lucidità. È più probabile legato ai pensieri dell’autore dei simboli dell’essere (la Luce e l’Oscurità) che vengono trattati come oggetti del mondo conosciuto i quali alludono a qualcosa di sconosciuto. La pura astrazione diventa disegno della persona concreta. Il pittore intenzionalmente attribuisce all’immagine la metafora della Luce, ricordando che proprio la Luce è un rifugio dal male. Così l’autore fa visibile quello che è stato concepito di nascosto: “E il buio – come ombra dalla luce, e la luce – come riflessi del buio”. Nella composizione l’immagine del lampione che, come faro, “vive” con la propria vita è un anello fondamentale. Gli elementi del testo inclusi nella composizione sono espressivi per quanto riguarda il disegno plastico e ritmo. L’insieme delle iscrizioni sulla tela danno al lavoro una certa decoratività. ”L’autografo” di Menicucci, insieme agli eventi grafici, logicamente conclude il ritmo frazionato dell’immagine e diventa segno indispensabile dello stile particolare.

Nella galleria dei ritratti è difficile cogliere la presenza del Maestro. Le sue immagini sono piuttosto una voce – la voce della fiamme e fuoco. Ogni ritratto, ogni suo libro è un’opera della poesia, un certo scongiuro. La voce di Daniele è una cosa più affascinante e irrepetibile nel pittore. È detto: “la voce è un modello interno dell’anima”. E infatti ogni anima ha il suo tono principale, e ogni voce – l’intonazione principale. L’irrepetibile di questa intonazione, l’impossibilità di descriverla – fanno parte del fascino della voce. Il senso del Pittore – la voce del Poeta, ma non quello che lui descrive e disegna. La pittura di Menicucci è la chiave della voce di tutta l’arte: ce ne un ciclo dei versi e libri, una serie degli articoli critici dell’arte nati dal suono interno del cuore taciturno, centinaie di tele e nuovi progetti nel campo delle prospettive culturali e quelle d’istruzione.

La ricerca delle tonalità pittoresche, delle immagini artistiche e soluzioni composizionali del Maestro è un tema inesauribile. Però la sua abnegazione nel campo della cultura umanitaria, la risposta intensa algli eventi correnti nella vita artistica della città di Montecatini Terme e tutta l’Italia, le ricerche scientifiche dell’epoca del Rinascimento, l’attività letteraria permette col tempo di raggiungere il problema del deciframento del contenuto dell’arte più obiettivamente, ad un altro livello metodologico.

Даниэле Меникуччи

Профессор университета Сорбонны, критик и эксперт искусства, писатель, художник пост-футурист

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